Il consolo di Orsola Severini – RECENSIONE

31 Gennaio 2022 0 Di rosa78gervasi
Book Cover: Il consolo di Orsola Severini - RECENSIONE

Carissimi Book Lovers, oggi vi porto la recensione del romanzo di Orsola Severini "Il Consolo", in collaborazione con la casa editrice Fandango Libri.

 

Scheda Tecnica

  • Titolo: Il consolo
  • Autore: Orsola Severini
  • Serie://
  • Data di Pubblicazione: 28 Ottobre 2021
  • Genere: Biografia
  • Casa Editrice: Fandango Libri
  • Pagine: 160
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Trama

Orsola ha trentaquattro anni, due figli piccoli, una bella casa ai Parioli, un lavoro part-time per stare dietro alla famiglia, un grosso cane e una vita apparentemente perfetta. Nonostante una ferrea educazione femminista e comunista, la sua realizzazione maggiore è essere madre, lo ha sognato sin da quando era bambina e le sono piaciute talmente tanto le sue due gravidanze precedenti da aver convinto il marito a lanciarsi in una terza. Solo che, alla prima ecografia dopo le fatidiche dodici settimane, qualcosa si spezza: la traslucenza nucale del feto mette in rilievo una forte anomalia, tanto grave da dare come possibili esiti un aborto nei mesi successivi o una morte dopo la nascita. Quello di Orsola, se mai dovesse nascere, non sarà mai un bambino con una vita normale. Da questo momento per lei e il marito Marco inizia il calvario di chi in Italia sia costretto o voglia abortire, tra obiettori di coscienza, strutture inadatte, la mancanza totale di supporto e informazioni. In un paese in cui abortire è ancora una colpa che neanche il privilegio può lavare, Orsola affronta il lutto della propria imminente perdita ricordando il padre, morto da poco, medico calabrese comunista eccentrico e solidale, la cui mancanza nelle dolorose settimane di avvicinamento all'aborto è ancora più evidente. Il consólo – ovvero l'offerta di cibo alla famiglia del defunto – è qui sia quello della famiglia calabrese dopo il funerale del padre, sia quello di chi attraverso la scrittura cerca di rimettere insieme i pezzi di una vita che si è smontata e su cui pesa lo stigma di una società cattolica e giudicante. Una storia vera, una denuncia potentissima a sanità e società italiana, che condannano le donne a rimanere sole di fronte a una scelta, comunque, dolorosa e irreversibile.

 

Orsola ha quello che sembra una vita perfetta, una famiglia, due figli, un lavoro. Ha sempre amato, essere madre e da tempo preme il marito per avere un terzo figlio. Rimane incinta, ma quando fa la traslucenza nucale scopre che il feto sta molto male, tanto che potrebbe avere un aborto spontaneo o potrebbe morire alla nascita.

Il mondo le crolla addosso perchè non si aspettava che una cosa del genere potesse succedere proprio a lei. Adesso deve prendere una decisione, il consiglio del medico è quello di fare un aborto terapeutico, ma il pensiero di uccidere il suo bambino l'annienta.

Eppure dopo diverse riflessioni capisce che è quella la via da seguire, per non farlo soffrire e si reca in ospedale per capire cosa deve fare.

Qui ci imbattiamo nell'ignoranza delle persone, Orsola è spesso trattata con sufficienza dal personale ospedaliero, le parole che le vengono dette non hanno nessuna delicatezza, mancano di sensibilità e, ancora peggio, non capiscono quanto le loro parole la facciano stare male. Orsola si sente giudicata negli sguardi che le persone le rivolgono, come se fosse un mostro che sta facendo un atto crudele. Giudicano senza sapere, non vedono il dolore nei suoi occhi, la tristezza del suo cuore.

In questo momento di sconforto, Orsola ricorda il padre, un medico molto conosciuto. Ci parla della sua infanzia insieme a lui, dei viaggi e del suo continuo bere. Si percepisce in quest'uomo un forte senso di solitudine a mio avviso dovuto a tutte le cose brutte che ha visto nella sua esperienza di medico. Era un uomo che soffriva molto quando perdeva un paziente, oppure quando doveva comunicare che la malattia era incurabile. Un uomo con una lotta interiore ben visibile ma che amava profondamente la sua bambina.

Orsola per tanto tempo non ha capito il padre, non ha accettato determinate situazioni, eppure quando lui è stato male è corsa dal padre prendendosene cura.

Nel giorno in cui deve dire addio al suo bambino, Orsola sente più che mai la mancanza del padre, lo vorrebbe vicino.

In queste pagine ho trovato tanto dolore e solitudine, la tristezza di Orsola per quello che le è accaduto mi è entrata sottopelle, ho sofferto con lei perchè la capisco.

"Ma io ho bisogno di altro, non posso ignorare quanto è accaduto come se non fosse mai successo. io quell'abisso non lo voglio semplicemente guardare, lo voglio attraversare, ci voglio entrare dentro fino al collo."

La sua è una denuncia forte e chiara alla sanità, dove le donne vengono lasciate sole ad affrontare scelte difficili,  ad una società che sa solo puntare il dito.

Orsola parla di se stessa, ma ci racconta di tante donne in fin dei conti, perchè purtroppo quello che è successo a lei succede a tante persone e la cosa è davvero triste. Siamo arrivati ad ottenere tanto in quanto donne e ancora ci giudicano per le nostre scelte.

Sono dell'opinione che il corpo è nostro e nessuno ha il diritto di giudicare una decisione così importante. Una storia che consiglio di leggere, anche agli uomini, per capire meglio quello che passa una donna in determinate situazioni.

"Questo bambino non è mai nato ma non è come se non fosse mai esistito."

 

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