Donne che ci credono ancora di Mattia Ollerongis – RECENSIONE

28 Febbraio 2022 0 Di rosa78gervasi
Book Cover: Donne che ci credono ancora di Mattia Ollerongis - RECENSIONE

Carissimi Book Lovers, oggi vi porto la recensione di "Donne che ci credono ancora" di Mattia Ollerongis, in collaborazione con la casa editrice Sperling & Kupfer.

 

Scheda Tecnica

  • Titolo: Donne che ci credono ancora
  • Autore: Mattia Ollerongis
  • Data di Pubblicazione: 16 Novembre 2021
  • Genere: Narrativa Contemporanea
  • Casa Editrice: Sperling & Kupfer
  • Pagine: 184
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Trama

«Celestecielo ha mani morbide incapaci di ferire, sa cosa voglia dire lasciarsi distruggere o anche solo segnare e ha capito che non fa per lei spezzare chi dice di amare.» Questa volta cosa farai: lascerai andare o ci riproverai? Alla Locanda dei cuori in sospeso chi si sente spezzato si può ritrovare. Non è un luogo di riposo e nemmeno di incontro, ma un luogo di ritorno, da cui si può raggiungere di nuovo il punto in cui tutto ha avuto inizio, lontano fino a dove si spinge il cuore. Le vite, qui, sono come film in soggettiva: basta riavvolgere il nastro e ripercorrere il passato per trovare le risposte che si cercano. Le nostre scelte, d'altronde, nascono tutte in quello che abbiamo vissuto. Una ragazza spezzata si risveglia in una camera della locanda, senza ricordare chi sia e da dove venga, ma al suo fianco Celestecielo è lì per aiutarla, per mostrarle quello che da soli, senza cambiare prospettiva, non è possibile vedere. Le due scopriranno di avere molto in comune: la vita di Celestecielo non è mai stata semplice da che è nata, e quello per Nottenebra, che si illude di poter cambiare, è un amore tossico da cui non riesce a fuggire. Ma si sa, spesso l'amore che pensiamo di meritare è lo stesso che abbiamo ricevuto o che non ci è mai stato dato. E così, pensiamo di amare una persona e invece finiamo per vedere solo una parte di lei, quella che, in qualche modo, ci ricorda qualcosa di familiare, che sia una casa in cui abitare o un inferno da sistemare. "Donne che ci credono ancora" è la nuova, commovente storia in versi e in prosa di Mattia Ollerongis, autore di "Ti stavo pensando".

 

Ci troviamo nella Locanda dei cuori in sospeso, un luogo dove chi si sente spezzato può trovare il modo di risalire al problema che lo ha reso così. Qui conosciamo la nostra protagonista Celestecielo, una ragazza che ha vissuto una vita abbastanza complicata.

"Sono spezzata in così tanti punti che la voragine sono io".

La madre è morta dandola alla luce, il padre si è ritrovato con una neonata, impreparato nel suo ruolo, uomo insicuro e poco responsabile. Ha cercato di fare del suo meglio, Celestecielo ha sempre giustificato i suoi atteggiamenti poco affettivi, il suo andare e venire senza avvisare, scomparire per giorni per poi tornare. Atteggiamenti che in qualche modo hanno influenzato il carattere di Celestecielo e che l'ha portata a legarsi molto al suo vicino, un anziano signore che le ha sempre dimostrato affetto.

A distanza di tempo conosce Nottenebra, un ragazzo con il quale instaura un rapporto sentimentale, ma che dopo un pò si rivela tossico. Nei suoi atteggiamenti possessivi e di imposizione, Celestecielo trova spesso giustificazioni, lo difende, eppure sa che qualcosa di sbagliato c'è. Ma si accontenta di quel poco amore che lui le riserva, fino a quando non arriverà a capire che è tutto sbagliato, che quello non è amore.

In queste pagine l'autore intreccia prosa e poesia aprendoci il cuore della protagonista, facendoci testimoni di quanto il passato possa influenzare il futuro. Celestecielo può essere chiunque, è la portavoce di chi cerca l'amore negli altri sacrificando molte volte se stessi, ma alla fine ci insegna che bisogna mettersi al primo posto, amare la propria persona prima degli altri. Molte volte leggendo le pagine mi sono rattristata per lei, il dolore per non avere la madre accanto è palpabile, l'elemosinare l'amore del padre è un colpo al cuore. Pagine intense e delicate che affrontano argomenti importanti e con poesie che parlano all'anima.

"Rendiamo dolci certi dolori per farli passare inosservati alla nostra coscienza. Ma fanno male comunque, anche se facciamo finta di niente. Sono lì, pungono e non hanno intenzione di smettere."

 

 

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