Portare il fuoco di Dario Neron – RECENSIONE


Carissimi Book Lovers, oggi vi porto dentro "Portare il fuoco", l'ultimo, potentissimo romanzo di Dario Neron. Un noir teso, un viaggio on the road che attraversa motel dimenticati e radure silenziose, dove la vendetta e la redenzione corrono sulla stessa strada. Se cercate una storia che non faccia sconti, che vi graffi l'anima e vi lasci con il fiato sospeso, siete nel posto giusto.
Scheda Tecnica
TITOLO: Portare il fuoco
AUTORE: Dario Neron
GENERE: Noir
CASA EDITRICE: La Corte Editore
PAGINE: 320
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 Novembre 2025
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Trama
Prada ha 28 anni, un corpo ricucito e un debito con la notte. È sopravvissuta a un’aggressione brutale: niente ricordi nitidi, solo l’odore del bosco sulla giacca dell’uomo e una promessa sussurrata tra i denti rotti: ti troverò. Da allora vive in una stanza d’albergo senza finestre, si allena fino a sanguinare e si batte a mani nude in combattimenti clandestini. Non è sola: accanto a lei c’è Calipso, creatura sola e ferita, che la segue tra diner e club di periferia.
Da un’altra parte, un uomo di mezz’età decide di bruciare tutto: casa, passato, telefono. Sceglie la strada e un nome che non gli appartiene più. Incontra Ezra, ragazzo magnetico e pericoloso, che gli incendia anche il resto: le certezze e la paura di vivere. Insieme puntano a una montagna che forse non esiste: un luogo dove sciogliere colpa e destino, imparando a sopravvivere di poco e di niente. Ma ogni passo li avvicina a una linea d’ombra in cui il fuoco non scalda: divora.
Tra una baita ridotta a carbone, un cadavere senza volto e città senza più innocenza, le traiettorie di Prada e dell’uomo sono destinate a incrociarsi. Lei cerca un volto; lui cerca una ragione.
Portare il fuoco è un romanzo di fuga e vendetta, di ferite che diventano armature. Un noir teso come un filo d’acciaio, un road-book febbrile che corre tra motel sull’oceano e radure illuminate da falò, dove il bene e il male si specchiano l’uno nell’altro. Perché il fuoco che ti porti dentro è l’unica cosa che può illuminarti la via.

In questo romanzo, la narrazione si spacca in due traiettorie destinate a scontrarsi con la violenza di un incidente frontale.
La figura di Prada mi è rimasta dentro per la sua forza brutale e silenziosa. Sopravvissuta a un’aggressione che le ha lasciato solo frammenti di ricordi — l’odore del bosco, una minaccia sussurrata — Prada si è ricostruita pezzo dopo pezzo. Vive per combattere, letteralmente, in incontri clandestini dove il dolore fisico è l'unico modo per mettere a tacere quello interiore. Accanto a lei c'è Calipso, una creatura ferita quanto lei, l'unico specchio in cui riesce a riflettersi senza provare orrore. Ho amato profondamente la sua determinazione: Prada non è una vittima, è un'arma che aspetta solo di essere puntata contro il bersaglio giusto.
In parallelo, seguiamo la storia di un uomo che decide di annullarsi. Brucia la casa, il passato, la sua stessa identità. Incontra Ezra, un ragazzo che ha il potere di incendiare le certezze, e insieme iniziano una risalita verso una montagna mitica, un luogo dove sperano di sciogliere la colpa. Il loro rapporto è magnetico, fatto di silenzi e di una sopravvivenza ridotta all'osso. Neron è bravissimo a descrivere quella "linea d'ombra" in cui il fuoco smette di scaldarti e inizia a divorarti, portandoti a fare i conti con quello che sei diventato.
Ciò che mi ha colpita di più è la prosa di Neron: tesa, scarna, eppure capace di una profondità emotiva incredibile. Non è solo un road-book di vendetta; è una riflessione sull'innocenza perduta e sulla ricerca di una ragione per restare al mondo. Tra baite ridotte a carbone e cadaveri senza volto, la trama si dipana come un filo d'acciaio che si tende sempre di più. Ho sentito il freddo dei motel sull'oceano e il calore dei falò nelle radure, trascinata da una storia che ti interroga continuamente: fino a che punto sei disposto a portare il fuoco che hai dentro senza lasciarti incenerire?
