La valigia perduta di Hemingway di Angelo Petrella – RECENSIONE

La valigia perduta di Hemingway di Angelo Petrella – RECENSIONE

4 Settembre 2026 0 Di rosa78gervasi
Book Cover: La valigia perduta di Hemingway di Angelo Petrella - RECENSIONE

Carissimi Book Lovers, oggi sul blog vi parlo di "La valigia perduta di Hemingway" di Angelo Petrella, in collaborazione con la casa editrice Neri Pozza.

 

Scheda Tecnica

TITOLO: La valigia perduta di Hemingway
AUTORE: Angelo Petrella
GENERE: Giallo Storico
CASA EDIKTRICE: Neri Pozza

PAGINE: 336
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 Luglio 2026
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Trama

Parigi, 1929. È un mattino di una primavera letargica e insolitamente fredda quello in cui il giovane Marcel, agente semplice di polizia e aspirante scrittore, è costretto a interrompere la sua ronda. Le grida di una donna che provengono da un vecchio palazzo popolare non possono essere ignorate e lo zelante novellino, insieme al suo collega, deve intervenire. Ma una volta sedata la lite furibonda tra un uomo e la sua cocotte, qualcosa trattiene Marcel: un gatto che gratta contro una porta chiusa e un odore dolciastro che filtra dalla soglia. Dietro quella porta, li accolgono una musica jazz che suona a vuoto e il corpo senza vita di una donna. Per i piani alti, il caso andrebbe archiviato come suicidio, anche se per Marcel troppe sono le incongruenze, troppo poco credibile la lettera d’addio, per tacere del volto esangue e magnetico di quella donna che gli chiede giustizia. Deciso a indagare da solo, si ritrova invischiato nella Parigi pulsante e scapestrata – tra atelier fumosi e caffè letterari, spettacoli sabotati dai surrealisti e lunghe notti per familiarizzare con le anime belle e inquiete di Man Ray e James Joyce, Kiki de Montparnasse e Henry Miller, Luis Buñuel e Zelda Fitzgerald. E poi c’è Ernest Hemingway, coi suoi baffoni, il viso bonario e lo sguardo indecifrabile, che ha mentito sul suo rapporto con la vittima: l’indiziato perfetto, se non fosse per quell’aura da scrittore affermato che colpisce Marcel proprio nel suo punto debole. Mentre la città danza sull’orlo degli anni Trenta ignara della catastrofe incombente, Marcel capisce che quello che sta seguendo è solo un filo nella trama di una ossessione letale. E che i nostri miti possono nascondere segreti oscuri, punti ciechi che non siamo disposti a illuminare.

 

Parigi, primavera del 1929. Marcel è un giovane agente semplice di polizia con un sogno segreto ben custodito nel cuore: diventare uno scrittore. Durante una ronda mattutina in un vecchio palazzo popolare, richiamato dai graffi di un gatto e da un odore dolciastro che filtra da una porta, Marcel si imbatte in una scena del crimine d'altri tempi: un disco jazz che gira a vuoto e il corpo esangue di una donna bellissima e magnetica. Per i suoi superiori il caso è chiuso, un banale suicidio. Ma per Marcel non torna nulla. Spinto dal volto di quella donna che sembra chiedergli giustizia, inizia un'indagine solitaria che lo trascina nella Parigi bohémienne degli anni Venti, tra atelier fumosi, caffè letterari e le stravaganze dei surrealisti. È un mondo popolato da giganti del Novecento come James Joyce, Kiki de Montparnasse, Luis Buñuel ed Ernest Hemingway. Proprio Hemingway, con il suo carisma e il suo sguardo indecifrabile, nasconde qualcosa e ha mentito sul suo legame con la vittima. Diventa l'indiziato perfetto, ma anche l'ostacolo più grande per Marcel, diviso tra il dovere di poliziotto e la devozione per un mito della letteratura.

L'ambientazione storica è curata nei minimi dettagli e davvero affascinante. È impossibile non farsi coinvolgere dal viaggio di Marcel mentre incontra grandi personaggi come Man Ray, Zelda Fitzgerald ed Henry Miller. L'incontro con Ernest Hemingway è descritto benissimo: l'autore mostra tutti i lati del suo carattere, tra simpatia, grande ego e aspetti più cupi. 

Tuttavia, laddove il romanzo brilla per atmosfera, mostra qualche debolezza nella componente d'azione e suspense. Restando rigorosamente fedeli alla trama, l'indagine solitaria di Marcel tende a perdere mordente nella parte centrale. Il conflitto interiore del protagonista, diviso tra il desiderio di incastrare il colpevole e l'incapacità psicologica di abbattere il proprio mito letterario, si dilata a tal punto da rallentare l'incedere della narrazione. Le incongruenze della scena del crimine e la pista che porta a Hemingway sfumano talvolta in un continuo girovagare contemplativo, rendendo la soluzione del mistero meno d'impatto di quanto ci si aspetterebbe.

Angelo Petrella possiede un talento descrittivo indiscutibile: la sua Parigi del 1929 è viva, profumata di assenzio, pittura fresche e pioggia primaverile. Il vero punto di forza della narrazione risiede nella capacità di calare il lettore nel fermento culturale dell'epoca.

"La valigia perduta di Hemingway" resta un romanzo piacevole, perfetto per chi cerca una lettura d'atmosfera e ama il fascino della Parigi degli anni Trenta.

 

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