La malarema di Alessia Castellini – RECENSIONE


Cari lettori, aprite il cuore, perché oggi parliamo di un romanzo che profuma di mare e di libertà negata. Avete mai provato una paura così grande da chiudervi la gola, da rubarvi ogni singola parola? È quello che accade a Rossella, la piccola raccoglitrice di seta del mare, protagonista dell'ultimo, immenso lavoro di Alessia Castellini. Dopo averci incantato con le "formichelle", l'autrice ci porta nella sua Sicilia del 1894, tra le onde azzurre che nascondono il bisso e le mura fredde di un'Opera Pia. "La malarema" è un viaggio doloroso e bellissimo nella memoria di una donna a cui è stato tolto tutto, tranne il desiderio di tornare a respirare l'azzurro. Vi avviso: questa storia mi è entrata sottopelle e non mi ha più lasciata.
Scheda Tecnica
TITOLO: La malarema
AUTORE: Alessia Castellini
GENERE: Romanzo Storico
CASA EDITRICE: Piemme
PAGINE: 275
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 Marzo 2026
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Trama
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell'azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell'entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell'Opera pia, una struttura per "donne traviate" gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un'adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall'ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l'azzurro che le riempiva gli occhi e l'anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola. Dopo aver raccontato l'antica storia delle formichelle della Costiera amalfitana, Alessia Castellini approda nella sua isola, la Sicilia, e riprende l'affascinante tradizione delle raccoglitrici di bisso. La malarema è un romanzo che fonde storia, poesia e denuncia sociale con un tono autentico e una lingua che parla di paesi lontani e del mare del Sud.

La Sicilia di fine Ottocento è una terra di contrasti violenti, dove la bellezza del mare si scontra con la durezza delle leggi umane. Rossella cresce immersa in questa bellezza, guardando sua madre sfidare gli abissi per raccogliere la Pinna nobilis, il mollusco che dona il bisso, la leggendaria seta del mare. Ma la musica delle onde si interrompe bruscamente il giorno in cui Rossella assiste a una tragedia irraccontabile. Da quel momento, il mondo diventa muto: lo spavento le chiude la gola e la sua voce scompare, lasciandola sola con i suoi ricordi.
Anni dopo ritroviamo Rossella nell'entroterra, rinchiusa tra le mura di un’Opera Pia per "donne traviate". Scambiata ingiustamente per un'adultera, la ragazza ha trasformato quella prigione fredda e austera nel suo unico rifugio. Senza voce e spaventata dal mondo esterno, Rossella si nasconde nel silenzio, cercando di seppellire il giorno in cui la sua famiglia e la sua vita si sono sgretolate. La Castellini descrive magistralmente questo microcosmo di suore severe e donne ferite, dove Rossella impara ad amare la sua clausura come unico modo per proteggere ciò che resta della sua anima.
Rossella è una protagonista che commuove profondamente: il suo è un silenzio che urla. Il lettore percepisce fisicamente la sua nostalgia per quel mare che le riempiva gli occhi, l'unico luogo dove il passato può finalmente essere affrontato. La "malarema" non è solo un titolo, è una condizione dell'anima, un tempo sospeso in cui bisogna trovare il coraggio di riemergere per non affogare nei segreti.
Alessia Castellini usa una lingua autentica, densa, che sa di terra e di salsedine. Mi è piaciuto immensamente come ha riportato in vita l'antica tradizione delle raccoglitrici di bisso, nobilitando un mestiere quasi magico e intrecciandolo a una storia di ingiustizia e riscatto. È un romanzo che parla di radici, di madri e figlie, e della forza sovrumana necessaria per riprendersi la propria voce. Un libro che brilla di una luce antica e necessaria.
