Il canto del lago di Veronica Cantarutti – RECENSIONE


Carissimi Book Lovers, oggi vi parlo di un libro che mi ha toccato le corde più intime del cuore: "Il canto del lago" di Veronica Cantarutti. La storia di due anime spezzate che il destino decide di far collidere sulle sponde di un silenzio che sa di rinascita.
Scheda Tecnica
TITOLO: Il canto del lago
AUTORE: Veronica Cantarutti
GENERE: Contemporary Romance
PAGINE: 179
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 febbraio 2020
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Trama
Hope è una ragazza che ha perso se stessa, imprigionata in quello stesso mondo che l'ha vista nascere e crescere. Stanca di lavori insoddisfacenti, di un'amica che non la capisce più e di un fidanzato violento, fugge con l'intento di non farsi più trovare. Ray è un musicista tormentato dal proprio passato e ossessionato da un sogno che non riesce a far avverare. La sua unica fonte di conforto è una chitarra dalla quale non si separa mai. Due persone diverse e distanti, che il destino farà incontrare.

Hope ha trascorso la vita a subire: un mondo che la soffoca, lavori che non le danno nulla, un'amica ormai distante e, sopra ogni cosa, l'ombra devastante di un fidanzato violento. Poi, la decisione più difficile: fuggire senza lasciare tracce. Dall'altra parte c'è Ray, un musicista che cammina a braccetto con i propri spettri, aggrappato a una chitarra e a un sogno che sembra non volersi avverare mai.
Il percorso di Hope mi ha stretto lo stomaco. Spesso si pensa che fuggire sia un atto di vigliaccheria, ma in questo libro la fuga diventa l'unica forma di legittima difesa. L'autrice è straordinaria nel descrivere quel senso di totale smarrimento, quella sensazione di aver perso se stessi per aver assecondato le aspettative (e le violenze) altrui. Ho vissuto ogni chilometro della sua fuga con l'ansia di chi vuole solo mettersi in salvo, tifando per lei fin dal primo istante in cui ha deciso che la sua vita valeva troppo per essere sprecata così.
E poi c'è Ray. Un personaggio maschile indimenticabile, avvolto in un tormento che non ha bisogno di grandi urla per farsi sentire. La sua ossessione per quel sogno irraggiungibile e il legame simbiotico con la sua chitarra lo rendono incredibilmente umano. Ray non è l'eroe senza macchia che arriva a salvare la damigella in pericolo; è un uomo a sua volta ferito, che trova nel dolore di Hope uno specchio fedele del proprio. La musica, in questo contesto, cessa di essere un semplice sfondo e diventa l'unico linguaggio possibile tra due persone che hanno dimenticato come si comunica con il mondo esterno.
Mi ha commosso profondamente la sensibilità con cui viene affrontato il tema del trauma e del riscatto personale. È un libro intenso, intriso di una malinconia poetica che però non spegne mai la speranza.
