Sabishisa. La solitudine di Ethel Mannin – RECENSIONE


Carissimi Book Lovers, oggi sul blog vi parlo di "Sabishisa. La solitudine", un capolavoro ritrovato di Ethel Mannin che esplora l'incomunicabilità e la desolazione dell'amore con una grazia che devasta e cura il cuore.
Scheda Tecnica
TITOLO: Sabishisa. La solitudine
AUTORE: Ethel Mannin
GENERE: Narrativa
CASA EDITRICE: Agenzia Alcatraz
PAGINE: 424
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 Giugno 2026
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Trama
Negli anni Cinquanta del Giappone post-occupazione alleata, il giovane studente universitario Matsutaru Okita si invaghisce dell'affascinante pittrice inglese Vanessa Cleft, di una decina di anni più anziana di lui. È l'inizio di una tormentata storia di passione e silenzi, formalità e trasgressioni, che porterà prima Vanessa e poi il di lei marito, Jonathan Cleft, a incrociare i propri destini e le proprie vite, anche in modo tragico e inaspettato, a quelle della famiglia Okita. in questo romanzo toccante e indimenticabile, scritto nel 1961 dopo una lunga permanenza in Giappone, Mannin affronta con la sua usuale eleganza i temi dell'estraneità, dell'emancipazione, dell'incomunicabilità e dei modi differenti di vivere l'amore e la morte, e la desolazione che spesso portano con sé.

Nel Giappone degli anni Cinquanta, ancora segnato dalle ferite dell'occupazione alleata, il giovane studente universitario Matsutaru Okita rimane folgorato dalla grazia e dal mistero di Vanessa Cleft, una pittrice inglese di dieci anni più grande di lui. È il primo passo verso una relazione tormentata, fatta di sguardi trattenuti, norme sociali e improvvise trasgressioni. Ma il legame con Vanessa finisce per trascinare nella traiettoria della famiglia Okita anche il marito di lei, Jonathan Cleft, intrecciando i destini di queste vite in un epilogo tragico e del tutto inaspettato.
L'attrazione tra Matsutaru e Vanessa non è semplicemente il fascino per l'esotico o l'impulso della giovinezza: è il tentativo disperato di due anime sole di trovare un punto d'incontro. Eppure, la barriera culturale, la differenza d'età e l'incomunicabilità intrinseca tra i due trasformano la loro passione in un continuo gioco di specchi e fraintendimenti, dove il non detto pesa molto più delle parole pronunciate.
L'ingresso del marito di Vanessa, Jonathan Cleft, trasforma la storia d'amore segreta in un dramma familiare e filosofico di ampie proporzioni. L'incontro tra la mentalità occidentale dei Cleft e l'universo della famiglia Okita porta a cortocircuiti emotivi inevitabili. I destini di queste due famiglie si scontrano e si annodano in modo tragico, spingendo ciascun personaggio ad affrontare il significato più crudo della perdita, del dovere e del sacrificio.
Il titolo stesso, Sabishisa, indica quel concetto giapponese di solitudine profonda, malinconica e ineluttabile. Mannin affronta con straordinario rispetto le divergenze culturali nel vivere l'amore, il dolore e la morte. La desolazione che segue gli eventi tragici della storia non è solo disperazione, ma la presa di coscienza che, di fronte alle decisioni cruciali della vita e al mistero della fine, ciascuno di noi rimane irrimediabilmente solo.
"Sabishisa. La solitudine" è una lettura potente, raffinata e struggente, riservata a chi ama le storie capaci di far riflettere sulla complessità delle relazioni umane.
