La sorella maggiore di Giulia Vittoria Francomacaro – RECENSIONE


Carissimi Book Lovers, oggi vi porto tra i sentieri abruzzesi, tra antiche leggende, riti magici attorno al fuoco e giuramenti sussurrati nei boschi. "La sorella maggiore" è un romanzo luminoso, profondo e intriso di sentimento, che mette da parte la cronaca bellica per dare voce alla fantasia ostinata dei bambini e al coraggio infinito delle donne. Una lettura che mi è entrata sottopelle e che oggi voglio raccontarvi con tutto il cuore.
Scheda Tecnica
TITOLO: La sorella maggiore
AUTORE: Giulia Vittoria Francomacaro
GENERE: Romanzo Storico
CASA EDITRICE: Piemme
PAGINE: 320
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 Maggio 2026
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Trama
Napoli 1942. Le bombe alleate cadono com' 'a pioggia e nelle case si parla sottovoce. Lidia trattiene il respiro. Ha le mani immerse nella mollica per le polpette - se la carne è poca, si allungano con tanto pane - quando mamma raduna lei e i fratellini in cucina, lo sguardo fermo e il cuore pesante. La città non è più un posto per bambini, dice. In montagna, invece, la guerra non arriva. Così insieme a Nicola, Salvo e Nello, Lidia raggiunge Roccasanta, un pugno di case ai piedi della Maiella dove il vento soffia forte e tramanda antiche leggende. Il paese si è radunato in piazza per celebrare il rito del ceppo: ognuno esprime un desiderio e lo affida al fuoco. Anche i ragazzi si fanno avanti e per un momento sembra che la montagna possa proteggerli davvero. Poi il vento cambia. Una pioggia torrenziale spegne il falò. Qualcuno si fa il segno della croce. Tra fughe nei boschi, incontri segreti e missioni strabilianti, la vita insiste a ritrovare un fragile equilibrio. Nicola, Salvo e Nello saltellano tra i sentieri come piccoli pirati; un giuramento sussurrato li protegge dalla guerra degli adulti. Mentre Lidia - sorella e madre insieme - sulle montagne scopre l'amicizia, il coraggio, l'amore. E il sapore dolceamaro dell'infanzia perduta. La sorella maggiore è un romanzo luminoso e pieno di vita. La guerra e la Resistenza restano sullo sfondo: nei rumori lontani, nei rastrellamenti che risalgono i sentieri, nei covi dei partigiani. In primo piano ci sono i bambini, con la loro fantasia ostinata, e le donne, pronte a sacrificare tutto tranne la libertà.

La sorella maggiore non è semplicemente un romanzo sulla guerra; è un inno alla resistenza dell'infanzia, a quella capacità tutta dei bambini di trovare una tana nel mondo anche quando il cielo sopra la testa decide di crollare.
La figura di Lidia mi ha profondamente commossa. La incontriamo a Napoli, con le mani immerse nella mollica per allungare la poca carne delle polpette, un dettaglio domestico di una potenza viscerale, e la ritroviamo poco dopo sulle montagne della Maiella, costretta a diventare madre e scudo per i suoi fratellini. Ho amato il suo personaggio perché incarna la transizione dolorosa e bellissima dell'infanzia perduta: Lidia non ha il tempo di essere una ragazza, deve proteggere la sua colonna di "piccoli pirati", eppure proprio tra quelle rocce aspere scoprirà per la prima volta l'amicizia, il coraggio e la vertigine dell'amore.
Nicola, Salvo e Nello saltellano tra i boschi legati da un giuramento segreto che li tiene al sicuro dalla follia degli adulti. La descrizione del rito del ceppo a Roccasanta, dove i ragazzi affidano i loro desideri al fuoco prima che una pioggia torrenziale lo spenga, un presagio che fa correre un brivido lungo la schiena, è di una bellezza cinematografica. La montagna non è solo uno sfondo: è un personaggio vivo, un gigante fatto di vento e leggende che offre rifugio ma che ricorda costantemente quanto la vita sia appesa a un filo.
Mi è piaciuto immensamente come la guerra e i rastrellamenti rimangano sullo sfondo, come un rumore lontano che risale i sentieri, lasciando il proscenio all'umanità pura. Le donne di Roccasanta e la determinazione di Lidia sono il vero motore della storia: pronte a sacrificare ogni cosa, tranne la propria libertà. L'autrice ha saputo ricostruire quel fragile equilibrio tra la paura e il gioco, tra la fame e la meraviglia. È un libro che ti lascia dentro una strana nostalgia e un senso di profonda gratitudine per chi ha saputo restare umano nel momento più buio. Una storia necessaria, luminosa e indimenticabile.
Ho chiuso questo libro con gli occhi lucidi, grata per la delicatezza e la forza con cui l'autrice ha saputo raccontare una delle pagine più buie della nostra storia attraverso gli occhi di chi, quella storia, l'ha subita senza smettere di sognare.

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