Il rovescio del buio di Francesca Petrizzo – RECENSIONE

23 Settembre 2021 0 Di rosa78gervasi
Book Cover: Il rovescio del buio di Francesca Petrizzo - RECENSIONE

Carissimi Book Lovers, oggi vi propongo un romanzo che ho letto tempo fa e che mi è rimasto nel cuore, si tratta di "il rovescio del buio" di Francesca Petrizzo, edito dalla casa editrice Frassinelli. L'autrice ha esordito nella narrativa con “Memorie di una cagna”, tradotto in dieci Paesi. 

 

Scheda Tecnica

  • Titolo: Il rovescio del buio
  • Autore: Francesca Petrizzi
  • Serie://
  • Data di Pubblicazione: 30 Agosto 2011
  • Genere: Narrativa Contemporanea
  • Casa Editrice: Frassinelli
  • Pagine: 213
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Trama

Marta ha diciott'anni e non è come gli altri. A renderla diversa è il dolore muto che ritrova a casa ogni giorno, quello che tutti in famiglia fìngono di non provare, per recitare la commedia di un futuro possibile. Quel dolore ha un nome, Marco, suo fratello. Lui è malato e Marta non si rassegna alla crudele ingiustizia della sorte, si punisce per non essere lei la prescelta, chiudendosi in un silenzio fatto di quieta disperazione. Finché un giorno Stefano, il più bello e bravo della classe, il ragazzo su cui lei aveva fantasticato senza che lui se ne accorgesse mai, comincia a corteggiarla con delicata tenerezza, lasciandole il tempo di aprirsi, di condividere qualche ora di tregua nel tunnel buio di giornate scandite dalla pena per l'amato fratellino. Marta si aggrappa a Stefano in un groviglio di sentimenti che mescola la gioia di sentirsi viva, desiderata, a un feroce senso di colpa. E una notte - dopo aver appreso la sentenza definitiva sul destino di Marco - fa l'amore con Stefano, fuggendo poi al mattino senza una parola. Marta non sa ancora quanto può essere fragile il cuore di un uomo.

 

Marta, ha diciotto anni, figlia di medici, vive la sua vita come i suoi coetanei, fino a quando un giorno il mondo non le crolla addosso. Da lì nei suoi occhi c’è il buio, lo stesso che si vede negli occhi di Marco, il fratello tredicenne quando scopre di avere il cancro.

“Quella notte dormì con me. E io lo tenni tra le braccia, fratellino troppo piccolo, troppo fragile per morire; la mia pelle che gridava alla sua di condividere questo peso e questa condanna, questo buio dove non lo avrei lasciato andare da solo

Il dolore che prova Marta nel guardare suo fratello diventa muto, ogni giorno diventa una commedia da recitare per andare avanti, pensando che tutto passerà, tutto si potrà risolvere. Elena, la sua amica, le sta vicina, parla per allontanare l’angoscia che c’è nell’aria, per dirle che non è sola.

“Io ascolto le sue chiacchiere, sono il mondo che bussa da me, senza riuscire ad entrare”

Ma il senso di colpa accompagna Marta giorno dopo giorno, quella colpa che non ha, di continuare a vivere mentre i giorni di suo fratello stanno finendo. La morte degli altri fa soffrire di più, pensa. E allora si chiude in questo guscio rifiutando anch’essa la vita, 'se lui non può vivere allora non lo faccio neanch’io'. Fino a quando Stefano irrompe nella sua vita, lui, compagno di classe che Marta ha amato per tanto tempo senza essere ricambiata. Stefano cerca di abbattere tutti i muri che Marta si è creata intorno e riesce a fare breccia nel suo cuore. Nonostante il senso di colpa, Marta si aggrappa a Stefano ritrovando la vita.
Poi arriva il giorno della visita.

“Giorno che mi passa sulla pelle lasciando tagli che nessuno riesce a vedere”
“Non avevo mai pregato...Perciò non entrai in una chiesa...Senza parlare ma con quella supplica negli occhi, nelle orecchie, nella gola, che se una divinità c’era, mi stesse a sentire. Che mi rendesse la mia colpa, non per generosità, non per giustizia, ma per pietà. Che non mi condannasse a guardar morire mio fratello, che non mi lasciasse a sopravvivere da sola”

Ma dopo un anno di cure e visite mediche, arriva il giorno in cui la sentenza sul destino di Marco è definitiva e nella disperazione corre da Stefano rifugiandosi tra le sue braccia e con lui fa l’amore.
La vita però non le sorride e in quello che succede nei giorni seguenti, il dolore e la sofferenza diverranno parte di lei.

“C’era questa vita ieri nelle mie vene, e urlava. Oggi ha affondato in me i suoi artigli, e mi ha dilaniato”

Un romanzo pieno di emozioni, trasmesse soprattutto da questa scrittura particolare che usa l’autrice. Non nego che più di una volta ho avuto il magone e alla fine non ho potuto trattenere le lacrime. Stupendo. È già la seconda volta che lo leggo e la storia ti entra nell’anima.

 

 

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